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Ottobre 2010 - Crescere insieme, si può

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Non è bastata una buona prestazione di Starace e Bolelli per conquistare il doppio che ci avrebbe riportato nella Davis che conta. Gioco standard e atteggiamento non sempre aggressivo hanno permesso agli specialisti svedesi di superarci. Ma guardando avanti...


2010-10-01 to 2010-11-01

Facile parlare alla fine dei giochi.

E poi si sa, l’Italia è un paese di Ct, dove ognuno dice la sua. Personalmente non condivido le critiche fatte a Corrado (Barazzutti, capitano della nostra squadra di Davis, n.d.r.) sulla formazione di doppio schierata contro la Svezia nel punto più delicato della tre giorni di Lidkoping.

Tanti avrebbero voluto vedere in campo Bracciali, doppista esperto e compagno di allenamenti per molti anni di Starace. Sicuramente Daniele è uno specialista, un doppista puro, molto dotato tecnicamente, capace di fare la prestazione della vita, ma in Davis non ha quasi mai giocato al fianco di Starace.

Capisco quindi che Corrado nell’incontro decisivo per uno storico ritorno in Serie A, abbia voluto affidarsi a una coppia collaudata, sulla quale ha puntato da anni e che - non lo scordiamo - ci ha regalato in passato parecchi punti. Vivendo con loro avrà certamente valutato la condizione dei giocatori e le loro sensazioni. Inutile poi ricordare che il doppio Starace-Bolelli è arrivato a due punti dal match.

Se avessero portato a casa quei due miseri “15”, ora saremmo qui a complimentarci con la scelta strategicamente perfetta di Corrado. Ma non possiamo ragionare con i se... Credo che Potito abbia dato il massimo, mentre, non me ne voglia, Simone a tratti è calato soprattutto con la risposta rimanendo troppo sulla difensiva. Lui ha certamente il potenziale per giocare più aggressivo.

E soprattutto non capisco perché, con un servizio come il suo e su una superficie così rapida, non abbia mai tentato il serve and volley in cinque set. Dall’altra parte invece la Svezia schierava dei campioni di specialità: Lindstedt, n.24 al mondo, e Aspelin, n.29. Una coppia anomala che ha giocato poco insieme in cui entrambi sono abituati a rispondere dalla parte del rovescio.

E’ stato Lindstedt, il migliore in classifica, a sacrificarsi cambiando posizione, e questo ci ha creato qualche vantaggio, perché lo svedese ha mostrato parecchi problemi in risposta, specie nei servizi a uscire e negli interventi a rete, abituato com’era a colpire dall’altro lato. La loro non è stata una prestazione eccellente ma facendo sempre gioco con diversi schemi erano decisamente più aggressivi e alla fine questo atteggiamento ha pagato.

Noi eravamo riusciti con molti buoni passanti e lob a sfiduciarli un po’, ma purtroppo non è bastato.

Credo sia fondamentale, per il futuro della squadra, che Simone e Potito trovino il giusto affiatamento giocando più spesso assieme. Hanno bisogno di provare degli schemi e di variare il gioco, perché il loro è troppo standard e non crea insicurezze agli avversari.

Questo però lo possono acquisire solo con un po’ di esperienza e più match assieme. Solo così diventeranno il nostro vero doppio italiano, che speriamo ci possa presto regalare la promozione nel World Group


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